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Con la nuova legge, tanti comuni smettono di essere “montani”. Colpiti anche Terralbese e Medio Campidano

21 Gennaio 2026

Il sindaco di Marrubiu: "Più tasse in un territorio di depressione economica"

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L'area del Monte Arci di Marrubiu

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Oristano

Il sindaco di Marrubiu: “Più tasse in un territorio di depressione economica”

Anche il Terralbese e il Medio Campidano potrebbero finire sotto la scure della Legge 131/2025, che ridisegna la mappa dei comuni montani d’Italia, con una nuova classificazione che ha declassato diversi centri dei due territori.

Secondo una rilevazione dell’Asmel, Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, è proprio la Sardegna la regione più colpita dai tagli, con ben 161 enti esclusi, molti dei quali con un’altitudine media superiore ai 700 metri sul livello del mare.

Guardando all’area del Terralbese, esce dal nuovo elenco Marrubiu. “L’esclusione dall’elenco dei Comuni montani comporta effetti concreti e immediati, a partire dalla perdita dell’esenzione Imu sui terreni agricoli montani. Questo significa nuove tasse su patrimoni già poco produttivi, in un territorio che soffre una forte depressione economica”, ha commentato il sindaco, Luca Corrias.

Il sindaco ricorda che Marrubiu è il secondo Comune per estensione del Monte Arci: “Non si comprende quale utilità reale possa avere per lo Stato una riforma che colpisce direttamente cittadini e imprese locali”.

Nel Medio Campidano, escono dall’elenco Guspini, Gonnosfanadiga, Arbus e Villacidro. Ma anche Genoni e Gesturi.

Dai dati analizzati dall’Asmel, secondo l’ultimo Rapporto ISTAT, il 40% dei Comuni declassati presenta un indice di fragilità massimo (10° decile)  sulla fragilità dei Comuni italiani, mentre il 69% registra un reddito pro capite medio di appena 16.225 euro, ben al di sotto della media nazionale.

Tra i casi più eclatanti figurano Nureci, Erula, Loculi e Ruinas, Comuni con fragilità estrema e redditi pro-capite medi intorno ai 13mila euro, che perderebbero l’accesso a fondi, agevolazioni fiscali e misure dedicate alle aree montane.

“Se questo procedimento dovesse andare in porto, la Sardegna sarebbe penalizzata ulteriormente. Qui la montagna non è una rendita come per altri Comuni d’Italia, ma spesso una condizione di disagio. Ridurre tutto a parametri tecnici come altitudine e pendenza significa ignorare la realtà socio-economica e alimentare lo spopolamento”, commenta Sebastiano Antioco Congiu, sindaco di Oliena, comune con indice di fragilità 9 e una quota altimetrica che arriva a 1.463 metri.

Il primo cittadino ricorda di aver sollevato la questione anche in sede istituzionale. “Come componente del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna ho portato il tema in Consiglio regionale. La Regione, insieme ad altre come Marche, Emilia-Romagna e Puglia, ha annunciato battaglia affinché vengano introdotti criteri più equi. Serve ascoltare i Comuni e fare analisi serie, non decisioni calate dall’alto”, sostiene il primo cittadino di Oliena.

Un invito alla collaborazione condiviso anche dal sindaco di Marrubiu. “Come sindaci”, aggiunge Corrias, “ci muoviamo insieme ad Asmel e alle Anci regionali, che hanno già sollevato il problema a livello nazionale. Chiediamo che la voce dei Comuni attraverso le associazioni che ci rappresentano venga ascoltata nelle sedi istituzionali e porti ad una revisione dei criteri, perché così la riforma non aiuta lo sviluppo ma aggrava le disuguaglianze territoriali”.

“La montagna non può essere misurata solo “col righello”. Limitarsi ai parametri di altitudine e pendenza produce evidenti contraddizioni ed espone al rischio di escludere territori segnati da spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà di accesso ai servizi essenziali. È necessario integrare criteri socio-economici come reddito, calo demografico e isolamento territoriale, per evitare che il taglio di oltre 1.200 Comuni si trasformi in una ferita profonda per l’intero Paese”, conclude Giovanni Caggiano, presidente Asmel.

Mercoledì, 21 gennaio 2026

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