Uras, Il Consiglio di Stato accoglie l’appello dei sei consiglieri dimissionari. Commissario in arrivo
12 Maggio 2026
Annullata la delibera dell'Amministrazione che aveva tenuto in piedi il Consiglio

Il Comune di Uras
Uras
Annullata la delibera dell’Amministrazione che aveva tenuto in piedi il Consiglio
Il Consiglio di Stato ha messo un punto alla crisi che ha investito il Comune di Uras a seguito della dimissione di sette consiglieri nel settembre scorso: con la sentenza n. 3726/2026 accoglie l’appello di sei dimissionari, annullando la delibera n. 34 del 14 ottobre 2025 con la quale il Consiglio comunale aveva tentato di evitare il proprio scioglimento, sostituendo uno di essi, e darebbe di fatto il via libera all’arrivo di un commissario fino alle elezioni del 2027.
A pronunciarsi è stata la Sezione Terza, a seguito del ricorso presentato il 7 maggio scorso Rita Piras, Luca Schirru, Paolo Porru, Alberto Cera, Anna Maria Dore e Antonio Melis, rappresentati e difesi dall’avvocato Raffaele Soddu.
La vicenda ha inizio il 30 settembre scorso, quando sette dei dodici consigliere comunali di Uras avevano protocollato le proprie dimissioni, puntando allo scioglimento del Consiglio comunale, con lo scopo di ridare la parola ai cittadini con una tornata elettorale.
L’Amministrazione comunale guidata da Samuele Fenu aveva trovato però una soluzione: i “motivi di salute” indicati da uno dei consiglieri dimissionari, potevano essere l’appiglio per non procedere con lo scioglimento del Consiglio.
Venendo meno il numero di sette dimissionari per perdita di fiducia nei confronti dell’organo consiliare, il Consiglio, secondo l’Amministrazione comunale, avrebbe potuto continuare a stare in piedi.
Nel frattempo il 7 ottobre l’ormai ex consigliere ha presentato una nota integrativa agli uffici regionali nella quale confermava le proprie dimissioni “principalmente per motivi di salute”.
Il 14 ottobre è stata dunque adottata dall’Amministrazione la delibera n. 34 – contestata dai dimissionari – che ha provveduto alla surroga del consigliere con un nuovo elemento, permettendo al Consiglio di proseguire con il suo lavoro.
I sei consiglieri rimasti senza surroga hanno dunque deciso di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna: ricorso dichiarato però inammissibile, poiché, secondo il TAR solo la Regione avrebbe potuto sciogliere il Consiglio. La stessa Regione che aveva affermato “di non essere titolare di poteri di controllo sulla legittimità degli atti degli enti locali e ha quindi invitato gli eventuali interessati a devolvere ogni loro doglianza al giudice amministrativo“.
Da qui la decisione dei dimissionari di appellarsi al Consiglio di Stato, che nella giornata di oggi si è pronunciato, accogliendo il ricorso di primo grado e annullando la sostituzione del consigliere dimissionario, ritenuta una violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 141 del Testo unico degli enti locali.
Sotto la lente d’ingrandimento del Consiglio di Stato ci sarebbe proprio l’espressione “principalmente per motivi di salute” indicata dal consigliere: secondo la Terza sezione, non escluderebbe altre motivazioni che lo hanno spinto a lasciare il proprio ruolo.
La palla dovrebbe ora passare alla Regione Sardegna, che dovrà eseguire la sentenza del Consiglio di Stato, adottando il decreto di scioglimento, ai sensi dell’articolo 2 legge regionale 13/2005 che prevede appunto, sia la presidente della Regione a procedere con lo scioglimento, “previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell’assessore degli enti locali”, accompagnata da una relazione sulle motivazioni”.
Martedì, 12 maggio 2026