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Divieto social sotto i 15 anni, Katia Marcias: “Inutile senza un percorso di consapevolezza per adulti e ragazzi”

9 Aprile 2026

Titolare di un'agenzia di comunicazione, commenta la ripresa dell'iter di approvazione del DDL: "Vietare non è sempre la strada giusta, ma solo la più facile"

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Divieto social sotto i 15 anni, Katia Marcias: “Inutile senza un percorso di consapevolezza per adulti e ragazzi”

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Terralba

Titolare di un’agenzia di comunicazione, commenta la ripresa dell’iter di approvazione del DDL: “Vietare non è sempre la strada giusta, ma solo la più facile”

“Il divieto è un semplice modo per lavarsi la coscienza: serve un percorso di sensibilizzazione che coinvolga tutti gli utenti, a partire dagli adulti”. Sono le parole di Katia Marcias, terralbese e titolare dell’agenzia di comunicazione “Vediamo Creativo”, per commentare la ripresa dell’iter di approvazione del disegno di legge, che prevede lo stop dei social ai minori sotto i 15 anni, in linea con decisioni analoghe prese da paesi come Grecia, Gran Bretagna e Spagna.

Arenato per mesi, il DDL dovrebbe prevedere diversi punti, che vanno dall’obbligo del permesso dei genitori per l’iscrizione ai social sotto i 15 anni, quello per i fornitori dei servizi di verificare l’età degli utenti e di integrare nei dispositivi sistemi che limitino alle sole chiamate, SMS e contatti autorizzati. Si aggiungono eventuali sanzioni per i genitori inadempienti nella vigilanza dei figli.

“Vietare non è sempre la strada giusta, ma è certamente la più facile”, ha commentato Marcias. “Insegnando in un ente di formazione materie come digital marketing, entro in contatto con ragazzi dai 14 anni in su, dialogando proprio su questi temi. Al momento della conoscenza, pongo sempre due domande: “Quali social utilizzate?” e “Siete spettatori o protagonisti?”. Partendo dalla prima risposta, emerge il fatto che i ragazzi utilizzino soprattutto Instagram e TikTok. Non dobbiamo però dimenticarci che anche YouTube è un socialcosì come lo sono le app di messaggistica, come WhatsApp e Telegram: in particolare quest’ultimo è forse il più subdolo e privo di regole, ma comunque ampiamente utilizzato. Si aggiungono poi altri siti e piattaforme, che propongono la modalità di “chat roulette”, che permette di entrare in contatto con persone sconosciute di tutto il mondo”.

Katia Marcias
La titolare dell'agenzia di comunicazione Vediamo Creativo, Katia Marcias

“Per rispondere invece alla seconda domanda, si delinea un quadro che vede la maggior parte dei ragazzi come passivi nei confronti dei social: per fare una piccola stima, su una classe di 15 alunni, generalmente 10 sono spettatori, mentre solo 5 interagiscono attivamente, girando video e postando, per esempio”, ha aggiunto Marcias. “Emerge, dunque, che i ragazzi utilizzano i social come una sorta di televisione”.

I social vengono però spesso percepiti come un universo parallelo. “Per comprendere a pieno quel mondo dobbiamo partire da un presupposto: i social sono una cassa di risonanza della realtà, non un qualcosa di distaccato da quest’ultima. Sono una cartina tornasole di ciò che succede intorno ai ragazzi e che li spaventa”, ha illustrato Marcias. “Da qui nasce l’esigenza di promuovere un percorso di sensibilizzazione sulla vera natura dei social, partendo dalla consapevolezza stessa degli adulti su cosa siano in realtà. Se gli stessi adulti non capiscono fino in fondo cosa siano i social e come si utilizzino in maniera consapevole, come possono istruire i più giovani?”.

Ed ecco che si pongono altri dilemmi. “Quanto è utile porre un divieto sui social ai più giovani? Poco, per vari motivi. Innanzitutto i divieti generano senso di ribellione, perciò i ragazzi saranno presto in grado di trovare delle soluzioni e accedervi. Anche perché non è chiaro come si potrebbero chiudere le piattaforme ai minori di 15 anni: chiedendo un documento di riconoscimento a tutti gli utenti per verificarne l’età o operando un controllo solo su determinate fasce? Nel secondo caso, c’è da chiedersi come possano essere certi che i bambini non entrino effettivamente in contatto con i social, dal momento che lo stesso YouTube lo è e sempre più genitori lo lasciano utilizzare ai bambini, spesso anche senza supervisione, i propri cellulari”, si domanda Marcias. “Gli stessi adulti non nativi digitali si sono trovati di fronte a un mondo che non hanno compreso fino in fondo, perciò è difficile individuare tutti i pericoli o capire che spesso i social, non sono solo un pericolo, ma uno strumento di comunicazione che può anche fare da cassa di risonanza: basti pensare agli episodi di bullismo portati alla luce grazie alle piattaforme”.

Secondo l’esperta, il divieto, dunque, non basta. “Appare come un semplice tentativo di lavarsi la coscienza, senza una risoluzione reale del problema”, ha concluso Marcias. “Il dibattito nato attorno al divieto deve essere una spinta alla riflessione su come i social debbano essere utilizzati da tutti, partendo dagli adulti, e sull’affermazione che sul web – tutto – la sicurezza non esiste. A mio parere è arrivato il momento di avviare una campagna di sensibilizzazione seria sull’uso dei social per capire come siano solo uno specchio della realtà. Dobbiamo ricordare una cosa: a spaventare i ragazzi è proprio la realtà che ancora troppi pensano essere scollegata dai social”.

Giovedì, 9 aprile 2026

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9 Aprile 2026

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