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Caro carburanti, Nicola Fabbri della Tirso Trasporti: “Si rischiano shock energetico e supermercati vuoti”

3 Aprile 2026

Il conflitto in Iran apre a scenari sempre più preoccupanti per il settore logistico sardo, penalizzato dall'insularità 

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Caro carburanti, Nicola Fabbri della Tirso Trasporti: “Si rischiano shock energetico e supermercati vuoti”

Nicola Fabbri

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Arborea

Il conflitto in Iran apre a scenari sempre più preoccupanti per il settore logistico sardo, penalizzato dall’insularità 

Un effetto a catena che parte dalla guerra in Iran, per arrivare agli scaffali dei supermercati vuoti. Cresce la preoccupazione nel settore degli autotrasporti per il rincaro dei carburanti: con l’apertura a scenari di razionamento insostenibili e un aumento dei prezzi generalizzato, il settore dell’autotrasporto rischia la paralisi. Una preoccupazione condivisa da Nicola Fabbri, amministratore delegato della Tirso Trasporti, con un migliaio di mezzi e quasi 400 addetti, tra le aziende logistiche,  leader in Sardegna e  tra le più affermate in Italia, che da giorni deve fare i conti con quella che sta assumendo i contorni di una vera e propria crisi.

“Purtroppo la questione è semplice e complessa allo stesso tempo: subiamo i rincari dei carburanti esattamente come tutti gli altri consumatori”, spiega Nicola Fabbri. “Rincari che hanno portato a un inevitabile aumento dei costi per i clienti che acquistano dei nostri servizi. A pesare è anche la clausola fuel surcharge nei contratti dei clienti, ovvero un ritocco dei costi che segue l’andamento dei prezzi dei carburanti. Un problema che spesso pesa su di noi, dal momento che i pagamenti con tariffe aggiornate non sono immediati, ma con scadenza a due e sei mesi, con la conseguenza di una possibile perdita a fronte della nostra spesa sostenuta”.

Segue un effetto valanga. “Se i nostri clienti devono sostenere dei costi maggiori, su chi si rifaranno? Sull’ultimo anello della catena, ovvero i consumatori, che dovranno far fronte a un aumento generalizzato dei prezzi e un’inflazione sempre più pressante”, prosegue Fabbri. “È chiaro che i nostri stessi clienti, di fronte a un aumento dei prezzi potrebbero non essere in grado di sostenere degli costi così elevati e non richiedere più i nostri servizi”.

Il caro carburanti è solo l’ennesima batosta per il settore logistico sardo. “Il primo rincaro l’abbiamo subito con l’estensione dell’Emission Trading System dell’Unione Europea, che tassa le emissioni di Co2 delle navi: una tassa che dovrebbe servire a spingere gli armatori a rinnovare le flotte, in un’ottica green, ma che di fatto li ha spinti semplicemente a rifarsi su noi autotrasportatori dei costi che devono sostenere. Di conseguenza, il problema in Sardegna è più sentito: mentre un camion siciliano può decidere di arrivare sino a Messina e percorrere solo pochi chilometri su un traghetto per raggiungere la Penisola, noi sardi risultiamo penalizzati, perché non possiamo fare a meno dei trasporti marittimi”, sottolinea l’AD della Tirso Trasporti.

E se per gli automobilisti il tanto atteso taglio delle accise è sembrato una manna da cielo – per lo meno per qualche giorno – per gli autotrasportatori potrebbe essere un’arma a doppio taglio. “Di base noi del settore abbiamo uno sconto perenne pari a 0,269 euro”, illustra Fabbri. “Di fronte alla proroga del decreto sul taglio delle accise di 20 centesimi fino al 1° maggio per tutti gli automobilisti, per noi si aprono due possibili scenari: o per noi rimane lo sconto di 0,269 euro oppure anche per noi lo sconto sarà di 0,20 euro, con una perdita di 0,069 centesimi di ribasso. Non sappiamo come il Governo possa procedere, ma è chiaro che una perdita di entrate da un lato, può solo portare a un taglio dall’altro”.

In segno di protesta per i costi sempre più insostenibili, è stato annunciato dall’Associazione Trasportounito uno sciopero del settore logistico dal 20 al 25 aprile, con pronto invito della Commissione di garanzia sugli scioperi alla revoca dello stato di agitazione. “Ci siamo confrontati con altre realtà del settore e la tesi è una: lo sciopero non è la risposta per una lunga serie di motivi”, commenta Fabbri. “Sia perché noi facciamo impresa e non possiamo permetterci di fermarci, sia perché camion fermi equivalgono a supermercati vuoti, con la conseguenza che a pagare saranno sempre i consumatori”.

E di fronte al clima d’incertezza dato da una guerra, che non accenna a finire nell’immediato, in tutta Europa – e nel resto del mondo – comincia a serpeggiare l’idea di un possibile rischio di razionamento dei carburanti. “A quel punto lo sciopero per noi diventerà sul serio obbligatorio: niente gasolio, camion fermo. Sarebbe una situazione semplicemente ingestibile”, conclude con amarezza Fabbri. “Il proseguimento della guerra e il mancato afflusso di carburante può portare solo a uno scenario: uno shock energetico, con aumento generalizzato del costo di tutti i carburanti. Le prime a fermarsi saranno le aziende energivore, che utilizzano grandi macchinari. Seguirà uno stop della produzione, perché le imprese non possono sostenere dei costi così elevati, con la conseguenza che noi non avremo merci da consegnare. Uno scenario che porterebbe davvero all’immagine di tanti scaffali dei supermercati vuoti”.

Venerdì, 3 aprile 2026

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3 Aprile 2026

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