Tabeddas, matraccas e strocia arrà: a Marrubiu torna “Su Tocu de Mesuddì” del Venerdì Santo
30 Marzo 2026
Un appuntamento alla riscoperta di una tradizione molto amata dalla comunità

Una delle scorse edizioni de Su Tocu de Mesuddì
Marrubiu
Un appuntamento alla riscoperta di una tradizione molto amata dalla comunità
Torna puntuale anche quest’anno con l’arrivo del Venerdì Santo un appuntamento ormai divenuto la riscoperta di una tradizione molto attesa dai più piccoli e dalla comunità di Marrubiu: il 3 aprile le strade del paese si animeranno di nuovo con il coinvolgente e suggestivo suono di strocia arrà, tabeddas e matraccas, che annunceranno “Su Tocu de Mesuddì”.
Bambini e famiglie utilizzeranno gli antichi strumenti musicali per sostituirsi alle campane, che non suoneranno per rispettare il silenzio per la morte di Gesù. Il ritrovo è alle 11:30 in piazza Roma: dopo una breve spiegazione storica, si partirà in corteo, percorrendo via Piave, Via Sardegna, Via Mazzini, Via Martiri, Via A. Diaz, Via Isonzo, Via Piave, con arrivo Piazza Chiesa.
A promuovere l’evento è il Comune di Marrubiu, con la collaborazione di Coagi e Is Giogus de Marrubiu. “Secondo una tradizione che si perde nei secoli, durante la Settimana Santa, in particolare dalla notte del Giovedì Santo fino alla notte del Sabato Santo le campane per tre giorni non suonavano in segno di lutto. Nel nostro paese, come in larga parte della Sardegna, per sottolineare i principali momenti che scandivano la giornata, come ad esempio “il mezzogiorno”, i ragazzi uscivano per le vie del paese e suonavano degli strumenti musicali rudimentali, creati con materiali semplici”, ha spiegato l’assessore. “Cerano sa strocia arrà, una canna dotata di una ruota di legno che produceva un suono stridulo; sa matracca, una tavola dotata di battenti in ferro allo scopo di produrre un rumore metallico, e is tabeddas, tre pezzi di legno che, legati con del fil di ferro, battevano tra loro provocando un forte rumore”, ha illustrato l’assessore alla Cultura Luca Pompianu.
“Così facendo segnalavano alle persone lo scandire delle ore o comunque, delle principali fasi lavorative della giornata, cosa di fondamentale importanza in un mondo a vocazione agro-pastorale. Inoltre, annunciavano precedendoli, alcuni dei momenti più importanti del Venerdì Santo come: la processione della Via Crucis e la processione detta “del Cristo Morto”: infatti, i suoni riprodotti da questi strumenti sono segno della pietà popolare sarda e dobbiamo pensare che nascano con finalità educativa dall’ambito ecclesiastico, perché riproducevano il tumulto e lo strepitio delle armi dei soldati al momento dell’arresto del Cristo nell’Orto degli Ulivi, le grida della folla e i colpi del martello sui chiodi al momento della crocifissione. Quindi permettevano di rivivere solennemente l’atmosfera triste dei momenti che precedevano la gioia della Pasqua”, ha precisato l’assessore.
La tradizione stava però scomparendo. “L’usanza, viva nel nostro paese fino a poco più di dieci anni fa, stava rischiando di morire”, ha spiegato Pompianu. “Tuttavia, nel 2018 per volontà della dottoressa Medda e del sottoscritto, fu riproposta nelle vie del centro storico e durante il lockdown, grazie alla collaborazione dell’Associazione intergruppo cultura Marrubiu, suonando gli strumenti a distanza, dai balconi e dai cortili”.
“In entrambi i casi l’evento riscosse grande interesse tra i bambini, ragazzi e adulti, quasi a sottolineare il bisogno insito nei marrubiesi contemporanei di riappropriarsi delle proprie radici e vivere autenticamente il paese”, ha aggiunto Pompianu. “Per questo motivo, consapevoli dell’importanza che rivestono le tradizioni nella trasmissione dei valori e nella sopravvivenza del senso di comunità, dopo il successo delle edizioni 2022, 2023, 2024 e 2025, abbiamo deciso di perpetuare anche quest’anno la tradizione di uno dei momenti più importanti del Venerdì Santo”, ha concluso Pompianu.
Lunedì, 30 marzo 2026