Sacrificio e amore per la giustizia: a Sanluri la Teca della Memoria con l’auto del giudice Falcone – Foto
10 Marzo 2026
Una giornata di riflessione con al centro la comunità

Foto del Comune di Sanluri
Sanluri
Una giornata di riflessione con al centro la comunità
Una giornata di riflessione ieri a Sanluri con l’arrivo della Teca della Memoria, il monumento itinerante che percorre l’Italia i resti dell’auto della scorta del giudice Giovanni Falcone, con l’obiettivo di ricordare le vittime della mafia e celebrare il sacrificio per la giustizia.
Studenti, cittadini e autorità, uniti dall’emozione, hanno assistito al tanto atteso disvelamento della teca che custodisce la “Quarto Savona 15”, fatta esplodere nella strage di Capaci, nella quale morirono lo stesso giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e la scorta composta da Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
A fare gli onori di casa per l’iniziativa promossa dall’associazione Donatorinati della Polizia di Stato, è stato il sindaco Alberto Urpi e l’amministrazione comunale che hanno accolto le numerose autorità civili, militari religiose e politiche intervenute, insieme agli studenti delle scuole del territorio.
“Per noi è un grande onore poter ospitare la “Teca della Memoria””, ha detto il sindaco Alberto Urpi nell’introdurre la cerimonia. “Ci permette di prenderci un momento tutti insieme per ricordare questi tragici eventi e il sacrificio di questi servitori dello Stato. Ma deve essere anche uno stimolo e un impegno civile per tutti noi e soprattutto per i giovani”.
Lo svelamento della teca è stato accompagnato da un momento solenne: il Silenzio e l’Inno Nazionale, eseguiti dalla Banda Ponchielli, che hanno reso più intensa e toccante l’atmosfera di raccoglimento.
Ha seguito il racconto dei tragici momenti della Strage di Capaci e della scia di dolore che ha attraversato l’Italia. Un racconto che ha però messo in luce anche come una tragedia così grande abbia generato, soprattutto tra i giovani di quegli anni, un forte sentimento di riscatto, di legalità e di amore per la divisa.
Sono intervenuti nel corso della cerimonia la prefetta di Cagliari Paola Dessì il vicequestore Antonio Nicolli, il parroco di Sanluri don Mariano Matzeu e Marco Loi, fratello di Emanuela Loi, la giovane poliziotta della scorta uccisa pochi mesi dopo nella strage di via D’Amelio.
Al termine della cerimonia all’aperto, l’incontro è proseguito con un momento di confronto dedicato soprattutto agli studenti delle scuole superiori. In collegamento è intervenuta Tina Montinaro, vedova del caposcorta Antonio che ha portato una breve ma intensa testimonianza.
Sono seguiti gli interventi di Claudio Saltari dell’Associazione Donatori Volontari della Polizia di Stato e del viceprefetto Antonio Nicolli. Hanno poi preso la parola il comandante della Guardia di Finanza di Sanluri Paolo Pinna e la comandante della Compagnia dei Carabinieri di Sanluri, Nadia Gioviale, oltre alle dirigenti scolastiche degli istituti presenti.
Ma i veri protagonisti sono stati i ragazzi. Numerose le domande e le curiosità rivolte ai relatori: dal voler conoscere meglio la storia di questi servitori dello Stato, alle indagini, a quanto c’è ancora da indagare e alla realtà dell’Italia di trent’anni fa, fino all’alto valore di servire lo Stato.
Non è mancata nella piazza un’autoemoteca per le donazioni di sangue e tenere alto lo spirito di sacrificio per il prossimo. “Una giornata di memoria, partecipazione e consapevolezza, per ricordare chi ha sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia e per trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità, del coraggio e dell’impegno civile”, si conclude nella nota del Comune di Sanluri.
Martedì, 10 marzo 2026


