Per amore verso la madre, fotografa e guida ambientale: la storia di Manuela Fa
10 Febbraio 2026
Impegno anche nel volontariato come referente in Sardegna dei "Supereroi acrobatici"
Manuela Fa
Arborea
Impegno anche nel volontariato come referente in Sardegna dei “Supereroi acrobatici”
A volte le passioni, nei momenti di dolore, diventano ancora più forti e aprono la via della salvezza. È quello che è successo a Manuela Fa, impiegata che vive tra Arborea e Marceddì, quando l’Alzheimer ha colpito sua madre.
La donna, abituata a lavorare nei campi e stare all’aria aperta, quando la malattia ha iniziato a portarle via la memoria, ha continuato ad avere bisogno di uscire, di muoversi tra gli spazi aperti. Ma le strade conosciute erano diventate labirinti senza uscita: non riusciva più a trovare la via di casa. “Fu così che iniziai ad accompagnarla in macchina nella laguna di Marceddì”, racconta Manuela. “Lei si calmava e io ho iniziato a fotografare le bellezze naturali di quel luogo”.
Quelle passeggiate, nate come risposta a una necessità, come un modo per assecondare le fughe della madre senza perderla, sono diventate qualcosa di più. La passione per la fotografia che nutriva sin dalla tenera età si è trasformata prima in un bisogno, poi nella cura.
Da lì, la decisione di diventare una guida ambientale in un impegno che intreccia natura, educazione e memoria collettiva. Manuela organizza spesso visite guidate alla torre di Marceddì, “il mio luogo del cuore”, come lo definisce, cercando di raccontarlo e condividerlo soprattutto con i bambini, altra sua grande passione.
È infatti referente per la Sardegna dei “Supereroi acrobatici”, l’organizzazione di volontariato che realizza iniziative ed eventi a favore di bambini e ragazzi in strutture e Ospedali Pediatrici Italiani.
Dalle queste passioni è nato un modo di raccontare la natura che è anche un modo di custodirla. Manuela ha sviluppato il progetto “La scoperta delle zone umide”, con il quale entra nelle scuole per lezioni di educazione ambientale, collaborando anche con il Centro recupero del Sinis di Cabras. “L’obiettivo è valorizzare il territorio e creare nei bambini una sana consapevolezza ambientale”, spiega, “perché a loro appartiene il presente, oltre che il futuro”.
Manuela collabora anche con “MedSea”, realtà impegnata nella promozione del territorio attraverso talento, ricerca e responsabilità. In questi giorni è impegnata all’interno del progetto “World Wetlands Day”, che quest’anno in Sardegna si articolerà per l’intero mese di febbraio, trasformando le lagune in palcoscenici a cielo aperto. Domenica 1° marzo, infatti, sarà il turno della Laguna di S’Ena Arrubia, che accoglierà visitatori e curiosi per “Intrecci di pesca ad Arborea”, un’esperienza che intreccia natura, cultura e memoria.
“Il mondo delle zone umide costiere è vasto, complesso e profondamente intrecciato alla storia e all’identità dei territori, alla vita delle comunità, alle nostre radici”, sottolinea Manuela. “Non si tratta solo di tutelare un ecosistema, ma di riconoscere in esso un patrimonio identitario che appartiene a tutti”.
La giornata si svilupperà attorno a una passeggiata guidata nella laguna, un percorso che non è solo attraversamento di spazi naturali ma viaggio nelle storie di chi ha vissuto e continua a vivere il mare. I partecipanti ascolteranno racconti di pesca tradizionale: narrazioni che sanno di salsedine e fatica, di polpi catturati con pazienza, di granchi nascosti tra le rocce, di nasse tessute a mano e reti calate con la cura di chi conosce i segreti del mare. “Al termine della passeggiata, il Food Truck della laguna servirà un croccante fritto misto di pesce locale per un pranzo che sarà la celebrazione del territorio e delle sue risorse”, aggiunge Manuela.
E così il cerchio si chiude. Dalle passeggiate con la madre malata, alla valorizzazione di un intero ecosistema, dalla necessità di calmare le sue fughe, alla missione di trasmettere ai bambini l’amore per quei luoghi. La storia di Manuela ci ricorda che a volte le passioni più belle nascono nei momenti più difficili, e che la cura della natura può essere anche cura di noi stessi. [Francesca Trebino]
Martedì, 10 febbraio 2026