Sa Cadra e’ Ucca: il coro nato al bar davanti a un bicchiere di birra e che ora canta gli ultimi
28 Maggio 2026
Otto voci unite dall'amicizia e dalla tradizione popolare
Il coro Sa Cadra e’ Ucca
Marrubiu
Otto voci unite dall’amicizia e dalla tradizione popolare
C’è un coro in Sardegna che non nasce da un’audizione o da un bando comunale, ma da una birra condivisa tra amici. Sa Cadra e’ Ucca prende vita nel 2019 attorno ai tavoli del bar Il pino di Marrubiu, dove un gruppo di cantastorie con l’anima inquieta si ritrova per fare prove che assomigliano più a feste che a sessioni di lavoro.
Oggi quel gruppo conta otto voci: Carlo Deligia, Gianni Zoccheddu, Alessandra Beltrame, Milena Musu, Federico Coni, Ilaria Marongiu e Sara Corda. Alla guida, il direttore Alessandro Fanari, che si è formato a Genova, città che nel panorama italiano è per antonomasia la capitale del teatro di narrazione e della tradizione cantautorale popolare.
«Inizialmente ci incontravamo nei bar», racconta Fanari, «le prove erano all’insegna della convivialità, della socialità, di un’accoglienza estrema. È un’anima che in tutti questi anni non abbiamo mai perso». Dopo una parentesi in uno spazio in affitto, il gruppo ha scelto una soluzione più radicale e coerente con la propria filosofia: portare le prove nelle case dei componenti. «Volevamo fare in modo che ogni prova fosse una sorta di festa, di incontro umano, e non solo l’ennesima attività della giornata da spuntare nell’elenco degli impegni.»
È questa concretezza nel vivere la musica come pratica sociale e non come performance, a distinguere Sa Cadra e’ Ucca nel panorama corale sardo. Il gruppo è strutturalmente aperto e chiunque voglia avvicinarsi al canto corale può farlo senza l’obbligo di partecipare a concerti o esibizioni pubbliche. «Comprendiamo le esigenze di tutti», spiega il direttore. «È possibile provare e condividere momenti insieme, senza per forza salire su un palco».
Al centro del repertorio c’è il canto corale di tradizione popolare, con la bussola ideologica precisa di dare voce agli sconfitti, ai marginalizzati, a chi la storia ufficiale tende a dimenticare. I testi spaziano dalle serenate d’amore alla lotta partigiana, fino ai canti religiosi della tradizione. Un arco tematico che riflette la complessità dell’esperienza collettiva. «Siamo cantastorie con un forte senso sociale», dice Fanari. «La voce è uno strumento politico, nel senso più nobile del termine».
Il gruppo si esibisce nei contesti più disparati, ma un’esperienza in particolare ha segnato la biografia collettiva del coro: la festa dello Zuradili Park, dove Sa Cadra e’ Ucca si è esibita in una performance di arte di strada. Un palco en plein air, senza ribalta convenzionale, a diretto contatto con il pubblico. Il formato ideale per un ensemble che ha costruito la propria identità sul contatto umano prima ancora che sulla tecnica musicale. Sa Cadra e’ Ucca è ancora, e orgogliosamente, un coro aperto. Chiunque voglia avvicinarsi, con o senza esperienza musicale, può farlo, sapendo che troverà non solo una prova, ma una comunità. [Francesca Trebino]
Giovedì, 28 maggio 2026