Psicomagick Fireshow”; quando il fuoco diventa rito, la luce diventa magia
11 Aprile 2026
La storia di Gionata Fuer Frei
Gionata Fuer Frei - Credits foto @MauroMadau photography
Terralba
La storia di Gionata Fuer Frei
Si chiama “Psicomagick Fireshow” e il nome dice tutto, e insieme non dice niente, perché nessuna parola riesce a contenere davvero ciò che accade quando Gionata Fuer Frei entra in scena.
Dominio del fuoco, controllo della luce: queste le coordinate di un’esperienza che da anni stupisce il pubblico in ogni angolo d’Italia.
Gionata, terralbese, ha cominciato nel 1999, senza maestri. Autodidatta per necessità e per vocazione, ha imparato leggendo il fuoco direttamente, sbagliando, ricominciando.
“Il fuoco non ti perdona se non sei presente al cento per cento”, racconta, “e forse è proprio questa severità che me ne ha fatto innamorare. Ti obbliga a stare nel momento, sempre”.
Da quella prima scintilla solitaria è nata una delle compagnie di fire performance più complete del panorama italiano, entrando a far parte dell’Original Steampunk Sardegna che promuove lo Steampunk nell’isola e contando collaborazioni molto prestigiose, come quella con Ombre D’Arte di Ferrara per il “Noctis Domini”, l’evento decennale Gotico-Vittoriano e Steampunk. “Ho addomesticato il pericolo per regalare meraviglia, ma dietro ogni spettacolo ci sono anni di studio, di ricerca, di rispetto profondo per quello che il fuoco rappresenta” prosegue Loi.
Gli spettacoli che propone sono pensati come viaggi narrativi. “Inizio sempre con un’intro ad alto impatto emotivo» racconta l’artista, «per proseguire poi attraverso narrazioni tematiche, danze sacre e performance di giocoleria, che si concludono con sequenze di luce che lasciano il pubblico in un silenzio stupito”.
I temi cambiano a seconda dell’evento, storico, medievale, alchemico, mitologico e fantasy, ma la struttura rituale rimane sempre riconoscibile. «Uno degli elementi più distintivi è la presenza delle danze sacre di origine mediorientale», prosegue, «la danza circolare meditativa sufista e le gestualità sacre dervisce non sono semplici inserti folkloristici ma costituiscono l’ossatura spirituale dell’intera performance, il filo invisibile che tiene insieme fuoco, luce e corpo. Non faccio intrattenimento nel senso banale del termine. Ogni movimento ha un significato. Le danze sacre circolari dominano quasi tutte le mie performance perché è da lì che viene l’energia».
Sul fronte degli attrezzi, il repertorio è molto ricco e variegato. Si va dai poi di fuoco alle catene, dal bastone triplo ai ventagli giganti, dalle spade alle ali di fuoco, fino allo sputafuoco e alla stella. A questi si affiancano gli strumenti luminosi come poi LED programmate, buugeng olografici, bastoni LED, ologrammi in sincro. Altrettanto curata è la componente visiva e scenografica.
I costumi e le maschere non sono mai di serie. Vengono selezionati tra pezzi d’arte unici realizzati da artisti internazionali, oppure costruiti direttamente dallo stesso performer, tra rievocazioni storiche e invenzioni originali. Trampoli, stelle, ali, creste e corone di fuoco sono in molti casi autoprodotti, il segno di un artigianato scenico che non delega nulla al caso. A completare il quadro, spesso in scena compare anche una macchina d’epoca a tema, insieme a valigie, oggetti antichi e attrezzi scenici che amplificano l’atmosfera evocativa prescelta.
Il risultato è uno spazio scenico che cambia ogni volta, capace di adattarsi a piazze medievali come a teatri contemporanei, a festival notturni come a eventi privati, che producono nel pubblico la sensazione di vivere una dimensione onirica.
“Il fuoco appartiene all’umanità da sempre”, conclude Gionata. “Non faccio altro che ricordarglielo”.
Francesca Trebino
Sabato, 11 aprile 2026