Storie, pasta e un incontro tra generazioni con le Scuole del Popolo da tutta Italia riunite nel Terralbese
24 Marzo 2026
Una giornata per riflettere su violenza di genere e solitudine, con l'anniversario dei 25 anni della sede di Terralba
Un dettaglio della locandina
Terralba
Una giornata per riflettere su violenza di genere e solitudine, con l’anniversario dei 25 anni della sede di Terralba
Musica, storie, pasta fresca e voglia di stare insieme saranno i motori della giornata in due tempi, che il 27 marzo chiamerà a Terralba e Uras delegazioni delle Scuole del Popolo da Lazio e Toscana e studenti dal territorio per riflettere sulla violenza contro le donne e la lotta alla solitudine, nonché festeggiare un traguardo importante: i 25 anni della sezione terralbese dell’associazione.
Si parte la mattina con “Petali in musica”, iniziativa ospitata dall’Istituto superiore “De Castro-Contini” di Terralba, dalle 10:15 alle 12:15.
Una platea intergenerazionale composta da 400 persone, con studenti delle scuole medie di San Nicolò d’Arcidano, Mogoro, Terralba e Uras, oltre agli studenti dell’istituto ospitante, siederanno accanto ai corsisti che frequentano le Scuole del Popolo locali, con delegazioni da Roma, Prato e Livorno.
“Al centro ci sono gli studenti”, ha anticipato il referente della Scuola del Popolo di Oristano. “Sono loro il cuore di “Petali in Musica”: non sono pubblico, ma protagonisti. Studenti che hanno lavorato per mesi dentro il progetto “Cassette Rosse”, che hanno scritto, creato, ragionato sulla violenza di genere con strumenti che non sono quelli della lezione frontale ma quelli della musica, della narrazione, del fare insieme. Salgono su quel palco e restituiscono quello che hanno elaborato”.
Ci sarà un momento che segnerà la giornata più di ogni altro. “In video conferenza, la testimonianza di Elena Amato, attivista del centro antiviolenza di Prato: una donna a cui è stata uccisa la sorella. Non una statistica. Non un caso di studio. Una voce, un nome, un dolore reale”, ha aggiunto Vacca. “Nella stessa sala in cui si suona e si legge poesia, quella voce ricorderà a tutti perché si è lì, perché la violenza non è un tema, è una ferita aperta”.
Si ricorderà anche un anniversario importante: i venticinque anni dalla nascita della Scuola di Terralba. “Una scuola del territorio nata dallo sforzo corale di quel territorio. Un quarto di secolo fatto di tante storie di giovani. Una scuola che ha voluto aprirsi al territorio e dimostrare che, se si sta insieme, la cultura non è un privilegio delle città”, ha proseguito il referente. “La mattina è dunque fatta di musica, reading, voci, testimonianze, silenzi. È fatta di persone diverse per età, provenienza, storia che per qualche ora condividono lo stesso spazio e scoprono che quella diversità non è un problema ma una ricchezza. Capaci di scrivere insieme questa esperienza in un libro intitolato “Ascoltare il silenzio”, che verrà donato alle biblioteche comunali e alle scuole”.
Spazio poi a “Petali in mirto”: dalle 17 alle 20, la sede della fondazione “Enrico Berlinguer” di Uras farà da cornice a un pomeriggio di riflessione su un tema provocatorio caro alla Scuola del Popolo. “In un mondo in cui da oltre quarant’anni ci si è nutriti di neoliberismo, dove si esalta l’individualismo e la competitività, facendo esplodere un’epidemia da far definire il nostro il “Secolo della solitudine”, come lo definisce l’economista Noreena Hertz, che valore dare oggi all’inclusione e all’accoglienza?”, ha commentato Vacca. “Cosa significa accogliere, ospitare, includere? In Sardegna il mirto è la risposta. I fiori bianchi per chi arriva, le bacche per il liquore che si versa a fine tavola. L’ospitalità sarda non è folklore, è un codice antico, un modo di dire tu che arrivi sei sacro. Ci si confronterà con gli ospiti non sardi, analizzando il modo di concepire l’ospitalità e l’accoglienza”.
Non sarà solo un momento di riflessione, ma l’occasione per toccare con mano le tradizioni locali, mettendo letteralmente le mani in pasta.
I presenti si cimenteranno infatti nella lavorazione delle lorighittas, la pasta intrecciata di Morgongiori, fatta di semola e acqua, che diventano il laboratorio dove le mani fanno quello che le parole da sole non sanno fare. “Le socie anziane dell’Auser l’hanno insegnato alle più giovani”, ha precisato il referente Vacca. “I corsisti dell’Oristanese lo trasmettono a quelli di Roma, Prato e Livorno. Non è un corso di cucina: è una comunità che si forma attorno a un tavolo infarinato”.
La convivialità sarà al centro. “Si mangia quello che si è fatto. A un’unica tavola come nelle case sarde quando arriva gente. Si chiude con bicchiere di mirto: dalla musica del mattino alla tavola della sera, dall’ascolto all’accoglienza, dalla denuncia della violenza alla costruzione della comunità che la previene”, ha concluso Vacca. “Il 27 marzo 2026 tutto questo si farà visibile. Per un giorno, insieme, senza muri”.
Martedì, 24 marzo 2026