Associazione Porto Palma, per custodire mare e storia
10 Marzo 2026
Nata nel 1993 da un'idea: la tutela del territorio è una responsabilità collettiva
L'Associazione Porto Palma
Arbus
Nata nel 1993 da un’idea: la tutela del territorio è una responsabilità collettiva
C’è un angolo della costa sarda, tra le acque turchesi di Flumentorgiu e il profilo aspro del Sulcis, dove una piccola comunità ha deciso da trent’anni di non lasciare che il territorio si arrangiasse da solo. Si chiama Associazione Porto Palma, ed è nata nel giugno del 1993 da un’intuizione semplice quanto rara. I proprietari delle case del borgo si sono guardati negli occhi e hanno capito che tutelare quel pezzo di Sardegna era una responsabilità collettiva, non qualcosa da delegare ad altri.
L’idea di partenza era concreta, quasi pragmatica: organizzare servizi, tenere in ordine la spiaggia e l’entroterra, fare in modo che residenti e turisti potessero vivere il luogo con serenità. Ma chi conosce queste realtà sa bene che dietro la parola “volontariato” si nasconde una fatica quotidiana che non tutti sono disposti a sobbarcarsi. E infatti, dopo i primi anni di attività, l’Associazione si fermò. Mancavano le braccia, mancava la continuità. Il tempo passò.
Poi, nel 2011, qualcosa si rimise in moto. Un nuovo gruppo di persone decise che valeva la pena riprendere da dove si era interrotto. Non da capo, ma con la consapevolezza in più di chi sa quanto sia fragile ciò che si costruisce insieme. “Il vero salto di qualità arrivò nel 2016”, racconta Alessandro Tuveri, presidente dell’Associazione, “quando stipulammo una convenzione con il Comune di Arbus. Non si trattò di una formalità burocratica, ma di un patto concreto. Il Comune e i soci di Porto Palma avrebbero cooperato per la valorizzazione del territorio, il decoro degli spazi pubblici, la cura del verde e l’organizzazione di eventi da inserire nel calendario annuale dell’ente. Un accordo che, a distanza di dieci anni, è ancora in piedi e operativo”.
C’è poi un capitolo della storia di questa Associazione che va oltre la manutenzione del verde e gli eventi estivi. È la storia della tonnara di Flumentorgiu e di come questo gruppo di volontari abbia deciso di farsene custode. “Abbiamo scelto di sovvenzionare uno studio di ricerca sulla tonnara”, prosegue Tuveri, “ed è per noi una grande soddisfazione avere oggi tra le mani il libro che ne racconta la storia”.
Nella tonnara c’è sedimentata una civiltà del lavoro e del mare, che rischiava altrimenti di dissolversi insieme ai ricordi di chi l’ha vissuta. L’Associazione ha scelto di non lasciare che accadesse e ha scommesso in un ulteriore progetto, quello di realizzare un museo a cielo aperto, che sta prendendo forma grazie alla collaborazione con gli studenti dell’Istituto industriale “Othoca” di Oristano. “Stiamo realizzando il progetto insieme a loro”, spiega Paola Usai, del direttivo. “Un museo che non sarà una raccolta di oggetti sotto teca, ma un percorso capace di restituire al visitatore l’atmosfera di un mondo scomparso e delle persone il cui racconto ho raccolto e custodito. Sembrerà quasi di sentire la campana che richiamava le barche al momento della partenza. Di percepire nell’aria il profumo del pane appena sfornato, mentre il panettiere Vitale Piga intonava le sue melodie nelle notti di lavoro, trasformando le ore dell’impasto in qualcosa che assomigliava alla poesia”.
È questo, forse, il contributo più prezioso di Porto Palma: dimostrare che una comunità capace di custodire il proprio passato è anche una comunità capace di costruire il proprio futuro. Il museo a cielo aperto, la collaborazione con le scuole, la convenzione con il Comune, non sono traguardi, sono punti di partenza. Trent’anni dopo la sua fondazione, l’Associazione guarda avanti con la stessa energia di chi sa di avere ancora molto da fare, e la voglia di farlo insieme. [Francesca Trebino]
Martedì, 10 marzo 2026